23 marzo 2006

Romano Prodi - Una biografia scomoda

Tutte le ombre dell’impero Romano
Tratto da Il Giornale - n. 65 del 18/03/2006

«Io presidente del Consiglio? Non penso proprio a queste cose, l’Italia ha bisogno di facce nuove», Romano Prodi, aprile 1993. Tempo tre anni e la bugia si avvera. Perché in realtà fin da ragazzino il sogno di Romano era diventare premier. È la moglie Flavia Franzoni a raccontare, nell’autobiografia di coppia Insieme (San Paolo, 2005), che lui diciannovenne studente della Cattolica di Milano, dopo aver superato l’esame di Codice civile, il più duro, urlò ai compagni di stanza Tiziano Treu e Giovanni Maria Flick: «Tra me e la presidenza del Consiglio non ci sono più ostacoli». Era l’inizio della parabola che avrebbe portato «un uomo qualsiasi» dalle seggiole dell’università alle poltronissime del potere italiano ed europeo.
«L’uomo qualsiasi» è l’inserto monografico che oggi (18/03/2006 - n.d.miscredente) il Domenicale, settimanale diretto da Angelo Crespi, dedica all’ex presidente Iri, ex presidente della Commissione Europea, ex presidente del Consiglio dal 1996 al 1998. Sotto il simbolo dell’omino stritolato dal torchio, che richiama l’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini, sotto le manchette dei pomodori Cirio «buoni per tutte le salse», tre pagine di «agiografia non autorizzata del professore Romano Prodi» scritte dal giornalista Massimo Pandolfi.
Contro i 120 libri, perlopiù dispregiativi, sul Cavaliere, la bibliografia su Romano Prodi è magrissima. «Non esistono in libreria - scrive Pandolfi - libri critici contro il Prof. o comunque si possono contare sulle dita di una mano. Ce n’è uno, del 2000, che ha vissuto una storia emblematica. Si intitola Prodeide, è stampato da una casa editrice che non c’è più, e l’ha curato Antonio Selvatici, un giornalista che oggi vende case». Ex giornalista, perché dopo la biografia non autorizzata di Prodi, «gli hanno fatto terra bruciata intorno».
Eppure nell’armadio di Prodi gli scheletri abbondano (c’è anche un fantasma, quello della famosa seduta spiritica in cui il Professore tirò fuori il nome «Gradoli», la via di Roma dove si trovava un covo brigatista durante il sequestro Moro). Vent’anni fa era il manager pubblico più pagato d’Italia, con 201 milioni di lire di imponibile nel 1984. «E quando nel 1998 dichiarò: "In borsa guadagni poco etici", nel frattempo possedeva un portafogli azionario di un miliardo e 219 milioni che col boom dell’epoca di Piazza Affari si rivalutò in quasi 3 miliardi».
Nel luglio 1993 fu sentito come testimone della vicenda Sme dal pm Antonio Di Pietro, oggi suo alleato. Di Pietro sbattè i pugni sul tavolo: «E i soldi alla Dc chi glieli dava? Lei era capo dell’Iri, possibile che non mi sappia riferire niente?. «Prodi terrorizzato - scrive Pandolfi - andò pare a chiedere conforto al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Qualche giorno dopo arrivò a più miti consigli anche il procuratore capo Francesco Saverio Borrelli: guarda caso al successivo interrogatorio di Prodi, Di Pietro non era neanche più presente».
Nel 1981 Prodi fondò Nomisma, società di analisi e consulenza economica, «il capolavoro del sacro Romano impero». Attorno a Nomisma cresce una rete di incroci tra il Prodi consulente e il Prodi manager pubblico. Come nel 1992, quando viene nominato «garante per le conseguenze territoriali dell’Alta velocità» e tre mesi dopo le Fs chiesero proprio alla Nomisma di Prodi una relazione su tale impatto. Sintetizza perfettamente il giudice Francesco Paolo Casavola, che assolse Prodi per gli strani intrecci di Nomisma: «L’idea che le commesse siano state affidate perché a richiederle erano il presidente dell’Iri e il suo assistente alle società collegate è verosimile, ma non assume gli estremi di reato».
Le pagelle di Prodi presidente della Commissione europea sono pessime. Il giudizio della (oggi) alleata Emma Bonino sulla gestione Prodi degli affari Ue: «Cervello piatto». Il Financial Times: «La sua performance è stata orrenda». Sempre il FT: «È un dilettante, catapultato su una poltrona troppo importante per lui». Le Monde su Prodi a Bruxelles: «Una commissione in pieno caos». Il Times di Londra titolò: «Il problema Prodi». Il tedesco Die Welt: «Impacciato, dal linguaggio piatto, un uomo che perde spesso il filo del discorso dando l’impressione di non sapere bene di cosa stia parlando.»
È invece infallibile nel procurarsi e coltivare amicizie influenti. «Prodi trova immancabilmente l’amico giusto al momento giusto. Come Giovanni Bazoli, dominus di Banca Intesa, suo fedelissimo, insieme potente banchiere e azionista principe del Corriere della Sera». Già, l’informazione. Quante penne alla corte di Romano. «Negli archivi abbiamo trovato degli ossequiosissimi Arrigo Levi, Lietta Tornabuoni, Giuseppe Turani, Luca Giurato. E nello staff di Mortadella sono passati negli ultimissimi anni Rodolfo Brancoli, Albino Longhi e Gad Lerner». Cioè, tre ex direttori del Tg1.

NOTE
Massimo Pandolfi è caporedattore de Il Resto del Carlino. E' anche autore, insieme a Riccardo Fantini, del libro "Inchiostro rosso - Le vere veline dell'era Berlusconi", pubblicato nel 2004 dalle Edizioni Ares. Nel 2005 ha pubblicato, tramite lo stesso editore, il libro "Un poliziotto in galera - L'odissea giudiziaria di Ivan Liggi", scritto insieme a Simona Pletto.

5 Commenti:

Blogger AMal ha scritto...

Come la maggior parte dei nostri politici, il signor Prodi dimostra di essere una persona pulita e genuina.....

24 marzo, 2006 08:30  
Blogger il miscredente ha scritto...

... e (aggiungo io) in perfetto stile "sinistroide".
Quello di coloro che continuano ad ostentare la loro "moralità superiore".
Prova un po' a leggere quello che scrive anche Paolo Guzzanti (presidente della Commissione Mitrokhin) in questo articolo.
Il mio sarà anche un giudizio di parte ma, personalmente, ritengo Prodi una persona assolutamente allucinante e zeppa di scheletri. Esattamente come i capi di questa Unione comunista e post-comunista che, forse per un recondito rimorso di coscienza, non hanno nemmeno avuto il coraggio di proporsi come leader dello schieramento di centro-sinistra alle elezioni primarie. E che, perciò, hanno scelto di mascherarsi dietro il "Professore".

24 marzo, 2006 13:30  
Anonymous Anonimo ha scritto...

Buonasera! Sono Cavmi e ho lanciato questa sera un appello in difesa della libertà. Il mio appello si rivolge a tutti i blog liberali. Vi prego di partecipare.
Il sito è:
http://lagrandeforzadelleidee.ilcannocchiale.it/
Qualcuno ha già risposto all'appello aggiungendo un post con l'immagine sul suo blog.
P.S.Aderisco a "Blogs4Cdl"! Grazie!Cavmi

28 marzo, 2006 20:59  
Anonymous ChicaVQ ha scritto...

Un partito di Berlusconi non c’è e non ci sarà mai.
Sivio Berlusconi, 13/9/1993

Se fonderò un partito? Ho sempre dichiarato il contrario, sarà la ventesima volta che lo ripeto. Lo scrive chi ha interesse a mettermi contro gli attuali protagonisti della politica. E perciò farà finta anche stavolta di non leggere la mia smentita, per cui mi toccherà di ripeterla per la ventunesima volta e chissà per quante volte ancora. Sivio Berlusconi, 23/10/93

Forza Italia nasce nel novembre del 1993.

22 aprile, 2006 13:51  
Blogger il miscredente ha scritto...

Ebbene sì, cara ChicaVQ.
E non immagini quanto a me faccia piacere che Berlusconi abbia cambiato idea!
Ma a pensarci bene, considerando lo sconcerto che allora suscitò in tutti i politici di professione creando Forza Italia (ed il contemporaneo scatenamento di vari magistrati rossi contro di lui), quelle sue dichiarazioni mi fanno pensare di più ad un'abile strategia per disorientare il "nemico".
In ogni caso, e per una serie di motivi che non sto ad elencare, siamo ben lontani dalla pura sete di potere che caratterizza da sempre il prof. Mortadella.

22 aprile, 2006 19:00  

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